Blood like lemonade dei Morcheeba

Pubblicato il da webwriter

Il 1998 Big Calm sancisce il sodalizio tra i fratelli Godfrey e la cantante Skye Eduards. Un disco dalla bellezza dirompente che lascerà un segno indelebile nel panorama musicale mondiale. Nonostante le vendite e il successo del secondo lavoro, Fragment of Insanity, il rapporto tra i tre finirà per incrinarsi fino alla successiva separazione dopo qualche anno.

A detta della band questa è stata l'inevitabile conseguenza per la voglia di seguire strade diverse. I maligni sostengono che il rapporto è andato via via deteriorandosi per diversità di vedute artistiche che in quel momento sembravano importanti per portar avanti questo progetto. 

Morcheeba

La verità forse sta nel mezzo, fatto sta che il sodalizio Skye/Morcheeba si interrompe dando vita a due differenti realtà e purtroppo poco produttive dal punto di vista artistico.

Il disco solista di Skye pur ricevendo consensi e passaggi televisivi con il singolo di maggior successo (Love Song) è finito per essere un quasi flop soprattutto in termini di vendite. L'attività dei fratelli Godfrey, di contro, è andata avanti per alcuni anni sempre alla ricerca di una vocalist in grado di sostituirla. Ricerca poco fruttuosa nonostante la bravura delle cantanti che si sono avvicendate, determinando il parziale insuccesso delle loro ultime incisioni, mai in grado di ripetere i fasti raggiunti con Big Calm. Dischi tutto sommati buoni, ma che hanno messo in luce la pecca dei Morcheba: la mancanza di una vocalist di spessore e dal grande carisma, in grado di fare la differenza.

Dopo quasi dieci anni forse le antiche divergenze sembrano risolte o forse appare chiaro ai tre la necessità di dover far musica insieme per poter esprimere al meglio il proprio potenziale. Fatto sta che nei primi mesi del 2010 c'è il tanto sospirato avvicinamento, un riappacificarsi che non può far che bene al gruppo, così come all'intero movimento musicale.

I Morcheeba sono di nuovo in pista pronti a lasciare il segno. Forti di una produzione importante e di una rinata vitalità viene dato alle stampe il singolo che aprirà la strada al nuovo full lenght.

Blood Like Lemonade
Blood Like Lemonade

Un ritorno al triphop elegante e sofisticato degli esordi quasi a voler riprendere una strada interrotta con la ricerca sonora che portò la band verso nuove esplorazioni musicali. Messi da parte rhytm&blues ed atmosfere folk; accantonati frizzi e lazzi di Fragment of Freedom e Charango i Morcheeba tornano ai ritmi soft e rilassanti in grado di creare le atmosfere avvolgenti e un po' fumose da after party.

Un ritorno a quelle origini che nel passato li aveva consacrati come una delle band più cool. Blood Like Lemonade è quindi il seguito naturale di Big Calm, il continuare per quella strada che li rese famosi ben dodici anni fa. Scelta azzeccata perché fin dai primi brani si capisce che quanto proposto è ancora attuale.

Questo non è però il classico triphop che Skye e soci ci hanno lasciato in eredità. Le atmosfere pur conservando il vecchio fascino avvolgente sembrano subito cupe e misteriose.Lo si nota fin dalle prime note di Crimson che qualcosa è cambiato, ma in meglio. Quel tocco in più accentuato nella successiva Even Though, il brano che forse meglio di tutti lascia trasparire il nuovo corso dei Morcheeba. Quello che maggiormente stupisce è l'atmosfera ora ancora più rarefatta e volutamente introspettiva. Un brano suadente che ancora una volta trasmette l'importanza che ha l'avere una vocalist eccezionale.
Skye sale in cattedra dimostrando che gli anni passati non hanno minimamente intaccato la sua capacità evocativa. Un brano dalla bellezza rara ed ammaliante che ben presenta la ritrovata vitalità della band.

Non è superfluo sottolineare ancora una volta quanta importanza ha l'affascinate presenza, vocale e scenica, di questa superba vocalist nella costruzione dei brani dei Morcheeba. Questo è il collante che assembla ogni tassello sonoro, anche il più piccolo, creato dai fratelli Godfrey.Ovvia e scontata la scelta di far uscire Even Though come primo singolo; una mossa intelligente ed azzeccata.

La title track ha nell'aggraziata caparbietà vocale il punto di forza; viene ripercorsa in modo apparentemente distaccato e casuale la strada dei singoli dati alle stampe all'epoca di Big Calm e Fragment of Insanity e divenuti in brevissimo tempo delle hit. Triphop all'ennesima potenza, intriso da un'anima pop che rende la song orecchiabile e facilmente fruibile a qualsiasi tipo di pubblico. Non serve snaturare le scelte della band per aumentare gli ascolti e lo dimostra l'idea di creare un singolo adatto a tutte “le orecchie”, ma allo stesso tempo figlio del concetto strutturale del disco. Questo è forse l'unico vero tratto d'unione con il passato che pur rimanendo sempre presente nelle sonorità e in parte nella struttura delle canzoni va via via modificandosi con lo scorrere delle canzoni.

Venature di novità che rendono il disco un passo in avanti nella carriera della band e non una vetusta riproposizione di vecchie glorie. I canoni musicali che hanno reso celebri i Morcheeba ci sono tutti e continueranno ad esserci per tutta la durata dell'incisione.
Quello che cambia è l'atteggiamento della band, ora orientata verso atmosfere diverse. Ambientazioni cupe e darkeggianti scelte non a caso, ma con lo scopo di dare maggior corpo alla musica ed alla vocalità di Skye. Anche i testi hanno cambiato rotta, ora orientati verso situazioni degne di un buon film noir. L'amante che progetta un duplice omicidio in Crimson; un killer freddo e spietato e la sua vittima uccisa in sala da pranzo raccontate in Recipe for Disaster. L'idea di trovarsi all'interno di un vecchio film in bianco e nero prende corpo, complice la sintonia che Skye riesce a creare ed infondere in chi l'ascolta.

Un timbro vocale capace di fondere il burro” che in I am the spring si insinua tra gli intrecci armonici di chitarra classica.

Skye Edwards

C'è spazio anche per una parte puramente introspettiva che in Easier said than done racconta le vicende vissute all'interno della band durante i mesi di crisi. Tutto intorno gravitano momenti musicali differenti quali Mandala, una ricetta esotica arricchita da spezie indiane quali sitar, armonica e bordoni. Troviamo anche un episodio come Cut to the bass, tipico esercizio da dj in cui Paul Godfrey dimostra le sue velleità grazie a scratch e beats. A mio avviso un brano superfluo perché fuori dal contesto di Blood Like Lemonade, l'unica caduta di qualità che si poteva tranquillamente evitare. Finale col botto con Beat of the drum a chiudere il disco. Una marcia trionfale, imponente e allo stesso tempo psichedelica e ossessiva. Una di quelle canzoni che si insinua tra i neuroni sconvolgendoli.

I Morcheeba son tornati

...dimostrando una mai sopita capacità artistico/compositiva dei fratelli Godfrey ed una ritrovata Skye Eduards, maturata nel corso degli anni.
Lei è la regina di questo disco.
Un ritorno tanto atteso ed allo stesso tempo carico di tanti dubbi da parte dei fans. Non tanto per la capacità di ricreare i vecchi fasti musicali, quanto per la possibilità di reintegrarsi dopo più di dieci anni con i due fratelli britannici. Il ritorno alle vecchie sonorità ed all'originale modo di suonare potrà mai coincidere con un prodotto di qualità, a distanza di così tanto tempo? Un dubbio legittimo e doveroso fugato fin dalle prime note.

Non era questa però l'unica incognita sorta una volta annunciata la reunion. I tre artisti inglesi saranno in grado di assemblare il tutto allontanando la nuova incisione da quanto prodotto in precedenza. In poche parole: il nuovo disco sarà una copia di quanto già inciso in passato? Blood like Lemonade è sicuramente da ascoltare più di una volta per capire ed apprezzare le scelte della band, ma fin dalle prime note si notano qualità e creatività pronte a fugare ogni incertezza. Non si può che restare affascinati dalla nuova produzione dei Morcheeba da intendersi non solo come un ritorno alle origini, ma come un disco di transizione nell'ottica del raggiungimento della definitiva direzione musicale da seguire.

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