Juliette Lewis & The New Romantiques – Terra Incognita. Recensione disco
Vi dice niente il nome Juliette Lewis ???
Si lei, l'artista poliedrica nota al grande pubblico per l'attività di attrice a volte affiancata da quella di modella. Donna dalla bellezza innocente e dal viso da ragazzina che esalta il fascino equivoco e conturbante che da sempre fa da contorno ad un personaggio controverso, ma dall'enorme potenziale artistico spesso non considerato se non addirittura sottovalutato a causa forse della sua naturale voglia di ribellione. Una splendida protagonista capace di interpretare ruoli intensi e particolari in film altrettanto strani, quasi visionari, come lo spaziale Strange Days o il violento e sanguinario Natural Born Killer passando per l'innocente interpretazione di Dal tramonto all'alba . Film di qualità che hanno sempre messo in evidenza le sue grandi capacità recitative che hanno raggiunto l'apice con ilCape Fear di Scorsese dove ottenne la candidatura all'Oscar nel 1992.
Una donna conscia della propria bellezza così come consapevole della carica artistica che da sempre le brucia dentro ed è per questo che decide di dedicarsi alla musica, il suo secondo grande amore.
Ecco perché troviamo il nome di Juliette Lewis nella recensione di un disco.
La svolta artistica che la porterà ad intraprendere la carriera musicale nasce nel 2003 con il progetto The Licks , band che la seguirà in studio e nei numerosi concerti che nel giro di due anni la vedranno esibirsi sui palchi di tutto il mondo; con loro entra in studio per incidere due album e un mini Lp.
Il decorso post discografico ha risultati contrapposti: se da una parte le tre incisioni non lasciano una traccia evidente nel panorama musicale, di contro le esibizioni live sono ricche di intensità e decisamente degne del prezzo del biglietto per vederla cantare.
Il sound proposto dalla band è un sano e genuino rock, aggressivo e devastante come un cazzotto nello stomaco quasi a sottolineare la totale diversità con la Juliette dalla bellezza eterea che siamo abituati a vedere.
Dischi potenti e ruvidamente grezzi che lasciano pochi e rari spazi alle melodie o ad atmosfere soft; nel migliore dei casi il ritmo cala solo nei brani che faranno da hit, quasi a cercare un punto di contatto con il mondo commerciale e di vendite che ha fatto parte del recente passato dell'attività della Lewis.
Un evidente contrasto che non sorprende per l'ovvia e naturale volontà di sfruttare la notorietà della vocalist. Fin dai primi ascolti è però palese la mancanza di originalità nelle composizione dei brani, troppo legati a vecchi canoni ed a influenze mai celate.
Juliette and The Licks è un combo che suona un ottimo rock, ma che non riesce ad allontanarsi dai gruppi che ne hanno caratterizzato il background ed influenzato le scelte artistiche.
Troppo facile trovare similitudini con gli accordi stradaioli delle grandi rock-band così come appare subito scontato il modo di cantare delle Lewis. Un animale da palco carico di energia e dalle qualità vocali indiscutibili, ma condizionata da vecchi cliché.
Inevitabilmente le vendite non sono esaltanti e la notorietà del gruppo, è oramai chiaro, non riesce a superare lo stadio della curiosità dovuta ai trascorsi cinematografici e di ragazza trasgressiva della Lewis.
Occorre quindi prendere una decisione drastica e la scelta è abbandonare la band, che inevitabilmente finirà per sciogliersi dopo poco tempo, per intraprendere un nuovo percorso artistico.
Nuovo nome e nuova band, JULIETTE AND THE NEW ROMANTIQUES, e soprattutto un nuovo produttore, quel Omar Rodriguez-Lopez chitarrista dei The Mars Volta.
Nuova anche la casa discografica che da alle stampe Terra Incognita e che vede la presenza di un altro pezzo da novanta come Rich Costey (Muse, Franz Ferdinand, Foo Fighters e Nine Inch Nails) al mixaggio e alla post produzione.
Un disco che nasce con le carte in regola per diventare il nuovo punto di ripartenza nella carriera musicale della Lewis.
Inevitabile notare fin da subito il cambio di direzione che mettendo da parte l'istintiva aggressività degli esordi punta ad atmosfere più cupe e tecnicamente più studiate.
Il disco è aperto dalla Intro una sorta di cantilena in cui la voce tagliente e filtrata della Lewis racconta la storia di un omicidio, sottolineata dalla chitarra che alzando ritmo e tensione coinvolge l'ascoltatore. Un'appassionata storia che prosegue con Noche Sin Fin lasciando basito l'ascoltatore per il particolare tema trattato.
L'aggressività acustica degli esordi è messa da parte grazie al repentino cambio di sonorità che in Hard lovin' Woman punta ora verso un vecchio blues di Jopliniana memoria per l'accostamento vocale, purtroppo mal riuscito. Juliette ce la mette tutta per raggiungere le stratosferiche tonalità che solo una grande come Janis Joplin era in grado di trovare, ma con scarsi risultati.
Tutto scorre in modo più o meno uguale e le attese su questa nuova incisione finiscono per essere disilluse e la colpa continuano ad essere le carenze che il cambio di produzione e di band non sono riuscite a colmare. Il livello tecnico è indubbiamente alto, ma l'incapacità di proporre qualcosa di nuovo da al disco quel sapore di già sentito che continua ad aleggiare su tutto il resto della produzione.
Nonostante ciò sono ancora presenti spunti interessanti e validi come Fantasy Bar dalle poche pretese se non l'orecchiabilità buona per i passaggi in radio.
Terra Incognita è un disco da ascoltare mettendo da parte tutto quello che si conosce di Juliette Lewis e dei suoi trascorsi artistici. Al di la del giudizio sulle sue capacità artistiche è indubbio che le aspettative legate al suo nome possono condizionare anche il più obbiettivo dei recensori, così come il crescente interesse verso il nuovo corso della sua carriera artistica può condizionare le sue nuove incisioni.
Mi tocca ammettere che anche questa volta aspettative e curiosità erano elevate, così come mi è capitato in passato dopo averla vista dal vivo senza aver mai ascoltato nulla prima.
Come uscirne fuori ascoltando il disco in piena obbiettività? Se piace come attrice ci si aspetta qualcosa di buono e se piace come cantante ed animale da palcoscenico ci si aspetta che il poco glorioso esordio discografico sia messo definitivamente da parte. Se di contro non la si apprezza neanche un po' diventa forse facile essere poco indulgenti ascoltando i suoi dischi.
Bisogna quindi mettere da parte il passato artistico di Juliette Lewis e giudicarla solo per quello che fino ad ora ha inciso e prodotto. A mente fredda è inevitabile considerare questo disco, così come le recenti produzioni, come un tentativo mal riuscito di creare qualcosa di nuovo. Le capacità vocali sono indubbie e le numerose esibizioni live non fanno che confermarlo, ma i cambi di formazione così come quello di produttore e casa discografica non sono riusciti a mettere da parte la principale pecca di questo disco: una quasi totale mancanza di idee...e non è cosa da poco!
Terra incognita merita un ascolto per i tanti motivi descritti e per la notorietà della cantante; tolto questo resta un disco ben suonato, ma decisamente piatto e senza alcuna particolare velleità artistica che non aggiunge niente al panorama rock.
Tutto già sentito.
Etichetta: The End Records
Anno di pubblicazione: 2009
Genere: rock
Tracklist:
1.Intro
2.Noche Sin Fin
3.Terra Incognita
4.Hard Lovin’ Woman
5.Fantasy Bar
6.Romeo
7.Ghost
8.All Is For God
9.Female Persecution
10.Uh Huh
11.Junkyard Heart
12.Suicide Dive Bombers