Le Bambole di Akira Mishima
Si svolge tutto ad Osaka, ma potrebbe essere una qualsiasi città di un mondo ben diverso da quello che conosciamo, in un futuro non troppo lontano e caratterizzato da un elevato sviluppo tecnologico che allontana le persone dalla realtà. Su tutto e tutti dominano le multinazionali, in particolare una che da tempo ha fatto fortuna realizzando bambole. Creature nate in laboratori specializzati per essere sempre più somiglianti e vicine al modello di donna ideale e reale.
Non sono le solite bambole, ma cloni dalle fattezze sorprendentemente realistiche concepiti per uno specifico circuito commerciale: una volta immesse sul mercato vengono noleggiate per scopi sessuali. Sempre più numerosi gli utenti che decidono di passare a questa sofisticata, quanto alienante, forma di soddisfazione fisica e tra questi c'è Leo Kaminsky , ex pugile, ex esperto d'informatica ed ex detective.
Ridotto ad essere anche un ex uomo paga le conseguenze di una vita costellata da molti tentativi di realizzazione in campi diversi tra loro, tentativi tutti miseramente falliti. Un'esistenza simile non poteva che finire tra le braccia di Candy, una delle prime Sinto-donne prodotte, in un oblio virtuale e sintetico.
Bambola dalle fattezze di Dea realizzata in modo sublime grazie alla sofistica mistura di polimeri biologici e plastica, plasmati e modellati da mani sapienti. Non più l'antica e vetusta chirurgia plastica, ma design industriale che fa da spalla a genetica ed ingegneria. Una bambola, non un pezzo di plastica, capace di muoversi e parlare, di agire e di discutere. Sembra quasi in grado di provare sensazioni, di sicuro riesce a dare piacere e simulare il godimento che si prova nel riceverlo. D'altronde è progettata per questo, è il suo lavoro e sa farlo benissimo.
I vizi però costano e più sono sofisticati maggiore è il prezzo da pagare. Leo non può permettersi un alto tenore di vita figuriamoci il noleggio di Candy; la fine di questa morbosa e anomala relazione arriva con gli addetti al recupero crediti. In arretrato con i pagamenti da più di tre mesi è costretto a darla indietro e visto che la bambola non potrà essere riutilizzata (troppo intima per essere affittata nuovamente a qualcuno) la carriera di sinto-donna termina qui.
Bastano pochi secondi, una stretta efficace quanto “mortale”, e una vita sintetica viene definitivamente spezzata.
I debiti si pagano, è questione di principio. Un principio legittimo soprattutto se il tuo creditore ha i soldi e Mingus de Ville ne ha tanti che potrebbe non accorgersi di un singolo, misero, debito, ma vale la regola "Eccezione per uno, eccezione per tutti" e questo non va bene. Mingus de Ville non è solo un uomo molto ricco, è un uomo intelligente a capo di un branco di pericolosi disperati. Candy non è solo una bambola per Leo e lo dimostrano i tre colpi di 485 magnum pro sparati in sequenza e i tre esattori morti. Il debito è estinto, ma ora ne subentra uno nuovo e ancora più pericoloso.
Mingus ha il potere con cui comanda un esercito di gorilla pronti a tutto, imbottiti di Orgasma o Melassa, due potentissime e costosissime droghe sintetiche che danno dipendenza, ma non uccidono. E sa come controllare il proprio esercito privato: tanta droga, sesso sintetico e soldi.

Per Leo Kaminsky inizia una rapida e inarrestabile discesa all'inferno, determinato com'è a colpire la Multinazionale rea di avergli sottratto l'unico, se pur morboso e malato, legame. Il senso del segugio non è mai scomparso e lentamente riemerge ricordandogli di essere un detective forse non intelligentissimo, ma dall'ottimo fiuto. Riaffiora il ricordo degli anni passati a far boxe, prima che questo sport diventasse illegale, e questo lo porta a cercare nuovamente una perfetta forma in previsione di sicuri scontri fisici. Distruggere o morire nell'impresa, questo è l'imperativo che ora anima la sua mente. Mingus, capo della fottuta multinazionale, è diventato il suo obiettivo, il suo rivale, lo scopo di quella che pare essere una rinnovata esistenza. Una ritrovata voglia di cavalcare l'onda nel web che lo porta a vecchi incontri con personaggi di discutibile fama, hacker di mezza tacca e traffichini della peggior specie, ma è raschiando il fondo che comincia la scalata verso l'obiettivo prefissato.
Tra morte e violenza si affaccia un incontro imprevisto che, inevitabilmente, condizionerà lo svilupparsi della vicenda. Sullo sfondo una Osaka scintillante di notte per le mille luci multicolore, ma una vera fogna di giorno, coperta da una perenne nebbia creata dai gas di scarico delle fabbriche e inquinamento di ogni tipo.
BAMBOLE, UN ROMANZO CYBERSEX
In realtà di sesso ne ha poco ed entra in questo libro solo per spiegare gli scenari e i meccanismi che daranno inizio all'avventura. Descrizioni osé e linguaggio volgare sono praticamente assenti, i personaggi e le ambientazioni seguono gli stilemi tipici del cyberpunk pur strizzando l'occhio, in modo evidente, ai gialli hard-boiled. Una rappresentazione nuda e cruda di azioni criminali e della violenza che da esse deriva, in un futuro non troppo lontano e farcito da una iper-tecnologia che, se pur volutamente esagerata, sembra in gran parte realizzabile nel giro di una decina/ventina d'anni.
Tutto questo racchiuso in una cornice di fantascienza a tratti lacunosa.
Bambole è a metà tra due generi apparentemente molto diversi, ma che riescono a mostrare punti di contatto e questo sembra essere il vero stimolo per andare avanti nella lettura di un racconto a tratti incompleto. A cominciare dalla città d'ambientazione, Osaka, descritta solo da lontano: una location particolare, centro nevralgico della cultura manga e punto di riferimento per molti racconti cyberpunk.
C'è molto Giappone in questo libro, ma è quello raccontato con lo sguardo di un europeo e per quanto si possa amare e conoscere una terra straniera sono inevitabili alcune lacune, affiorate più volte in modo evidente. La terra del Sol Levante, e Osaka in particolare, somiglia più a una cartina stradale con i nomi dei luoghi in cui si sviluppano le storie, ma che poco racconta della vita e delle usanze di chi ci abita. La cultura giapponese fa da contorno nella descrizione di personaggi, apparecchiature tecnologiche e situazioni che non potrebbero essere vissute altrove.
Più corposo e convincente il richiamo ai gialli d'azione che rende il libro scorrevole, grazie a uno stile grezzo ed essenziale. Resta però quel senso di incompiuto dovuto al voler essere giapponese di Lorenzo Bartoli, ma che per ovvi motivi (uno a caso: la nascita in terra italica) ne ha limitato la riuscita. Una mancanza non grave ai fini dello sviluppo della storia che finisce per procedere, bene, su altri binari.
Tutto sommato ho letto con piacere Bambole, sarà che amo il genere cyberpunk ( quello serio, alla Gibson e Sterling per intenderci), sarà che apprezzo molto i gialli hard-boiled, sarà che una storia cruda e violenta la preferisco ai buoni sentimenti e al “volemose bene”.

Nasce a Roma nel 1966... si avete letto bene Roma, Italia, e non è nemmeno un giapponese di seconda generazione. Akira Mishima è lo pseudonimo che cela la vera identità dello scrittore, al secolo Lorenzo Bartoli. Sceneggiatore tv e soprattutto autore di fumetti, inizia la carriera scrivendo per Comics Art e l'Eternauta, diventa successivamente direttore di Eura la storica casa editrice di classici come Lanciostory e Skorpio. In anni diversi crea e pubblica due serie a fumetti, Arthur King e John Doe.
