Immortal (Ad Vitam)

Pubblicato il da webwriter

Nel 2095 New York è una babele multietnica abitata da umani, mutanti ed extraterrestri che convivono in uno stato di calma apparente. Una fragile pace sempre sul punto di crollare soprattutto quando una misteriosa piramide si materializza nei cieli, sovrastando la città. Al suo interno sono presenti tre divinità egizie, Bastet, Anubis e Horus. Quest'ultimo, caduto in disgrazia, rischia di perdere definitivamente la sua immortalità a patto di trovare una donna dotata di particolari e rarissimi requisiti. 

Immortal (Ad Vitam)

La divinità dalla testa di falco e il corpo di uomo è costretta a scendere sulla terra alla ricerca della prescelta con la quale accoppiarsi. Lo scopo è riprodursi per perpetuare la stirpe e preservare lo status di immortale. Il tempo concessogli per riuscire in questo intento è di soli sette giorni nei quali dovrà, prima di ogni cosa, trovare un corpo umano in grado di ospitarlo. 

La scelta dell'ospitante ricade su Alcide Nikopol, un prigioniero politico condannato a trenta anni di carcere in stato d'ibernazione, ma evaso in circostanze alquanto misteriose e sospette. E Jill Bishop è la prescelta. Bella e misteriosa, per l'aspetto cyborg e le straordinarie abilità atletiche e guerriere.

Le strade dei tre personaggi si incroceranno in breve tempo, scatenando una serie di avvenimenti che segneranno i loro destini, complici gli incontri che avverranno con l'evolversi della storia. 

Un serial killer in azione per le strade di New York e pezzi grossi dalla dubbia moralità, ma soprattutto un'anomala dottoressa dedita a strani esperimenti. Interpretata da una superba Charlotte Rampling affascinante nonostante il passare del tempo, con il camice bianco e il parrucchino laminato.

Strano film d'animazione

Questo è stato il mio primo commento vedendo l'uso della grafica e la sua commistione con gli attori in carne ed ossa. Immortal (ad vitam) è una sorta di Chi ha incastrato Roger Rabbit realizzato al rovescio visto che questa volta sono gli umani ad entrare nel mondo dei cartoon. Al contrario del film di Zemeckis l'atmosfera è cupa e oscura, quasi gotica, e ben si adatta alla storia.

Quello che non mi ha pienamente convinto sono i “disegni”. Per l'ideazione degli scenari 3D Bilal ha espressamente richiesto di ottenere il massimo realismo possibile. La maniacale cura dei dettagli e della risoluzione grafica, che nelle intenzioni iniziali doveva essere d'eccelsa qualità, ha influenzato non poco sul budget di questa produzione. Strano a dirsi, ma la spasmodica ricerca della perfezione si è rivelata un boomerang e i risultati ottenuti ne escono ridimensionati rispetto alle aspettative.

Lo si nota nella costruzione della futuristica città, dagli sfondi sporchi e dai colori tendenti al grigio/verdastro che la rendono asettica e priva d'anima. Inoltre alcune scene di vita quotidiana sembrano simili più a un videogame, non troppo riuscito, che ad un film d'animazione. Anche la caratterizzazione di alcuni personaggi virtuali appare poco credibile e slegata dal contesto in cui si trova. Tutto questo si nota nelle scene che vedono la presenza delle tre divinità egizie e quando Horus dà il via alla discesa sulla terra, spiccando il balzo dalla piramide volante.

Pecche messe in evidenza quando entrano in scena gli attori in carne ed ossa. Questi ultimi, al contrario, sono stati modificati e riadattati in modo spettacolare grazie all'uso di tonalità di colore intense che li fanno risaltare. Degna di particolare menzione la versione cibernetica della protagonista (la bella Linda Hardy, ex miss Francia).

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Nonostante i cali di qualità (presenti all'inizio del film) e qualche piccola imperfezione l'impatto visivo di Immortal ad Vitam contino a considerarlo spettacolare se preso nel suo insieme.

Grande è la capacità evocativa che viene fuori quando il film prova a raccontare la vita di una New York prossima al caos, per il continuo contrasto tra le razze e la puntuale ingerenza di poteri occulti, forti economicamente e dalla discutibile onesta. Questi ultimi ben rappresentati da personaggi dalla fisicità quasi esilarante che stride con la bastardaggine che contraddistingue chi deve avere soldi e potere ad ogni costo. Una vera e propria casta che ama circondarsi di biechi individui e di donne fascinose quanto amorali.

Altro aspetto che mi ha lasciato a bocca aperta è la ricercata attenzione nel creare particolari che giustificano lo sforzo messo in campo per creare una grafica al di sopra della media. Su tutti le coloratissime astromobili che sfrecciano nel cielo, in una futuristica versione dell'odierno traffico cittadino. La scena che mi ha maggiormente colpito è quella della protagonista immersa in una vasca colma di liquido, blu come le lacrime che copiose rigano le sue guance.

Esperimento riuscito a metà

Mi lascia perplesso la sceneggiatura che più di una volta zoppica al punto di rischiare di finire stesa per terra. Questo è il vero limite di chi decide, forse per presunzione, di voler fare tutto da se. Va infatti ricordato che Bilal oltre ad essere l'autore del fumetto da cui è tratto il film è anche il regista e ha collaborato alla sceneggiatura.

A mio avviso un po' troppo.

La storia, pur non risultando innovativa e sconvolgente per colpi di scena, ben si adatta ai personaggi principali. Trattandosi della trasposizione di un fumetto è forse normale dover rinunciare a molte delle idee che si possono imprimere su un foglio attraverso china e colori. Da aggiungere che c'è comunque qualche lampo di genialità e soprattutto non manca l'ironia. Ho però trovato carenti le piccole storie che compongono la struttura principale, a volte un po' confuse tanto da appesantire lo sviluppo narrativo.

Non avendo letto il fumetto ho fatto una ricerca su internet che ha confermato quanto sospettavo.

Chi conosce la Trilogia di Nikopol, dalla quale è tratto il film, apprezzerà questi inserti riconoscendoli come funzionali alla storia perché verrà naturale collegarli al fumetto. I comuni mortali che, come me, non hanno avuto modo di apprezzare i disegni di Bilal invece che fanno? Probabilmente faranno quello che ho fatto io e cioè restare interdetti nei punti in cui la storia pare essere traballante.

Nonostante ciò il film si lascia vedere e non annoia. Complici le trovate grafiche e l'assurdo mondo che l'autore riesce descrivere, si finisce per essere affascinati da questa originale commistione tra passato e futuro.

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