Gomez.Bring it On
Etichetta: Hut (Virgin)
Anno di pubblicazione: 1998
Nazione: Inghilterra
Genere: Alternative/rock
Durata: 54:12
L'anima è indubbiamente blues rivisitata in chiave leggera e più orientata verso pop e psichedelia; un adattamento che almeno nelle intenzioni vuole richiamare il rock-blues moderno ed attuale cercando di avvicinarsi alle produzioni cosiddette “d'autore” di gente come Tom Waits e Ry Cooder.
La base ha quindi i classici elementi come le due chitarre sempre pronte ad intraprendere intrecci acustici e la voce roca, calda e sensuale. Fanno da contraltare proprio a voler smussare gli angoli seriosi e freddi una serie di suoni prodotti da strumenti diversi come flauto, percussioni, organo ed ovviamente tastiere. Un alleggerimento dei suoni che vuol ricordare i grandi nomi del genere cercando di proporre qualcosa di diverso ed apparentemente disimpegnato.
Il britannico quintetto vede la luce nel 1996 suonicchiando nei circoli di Leeds senza neppur avere un vero e proprio nome. Una sera lasciato un biglietto alla porta della camera di un amico cone scritto: "Gomez la band è arrivata" la gente che passava interpretò questo come nome del gruppo e da questo simpatico episodio trae origine appunto il nome Gomez...almeno così narrano le cronache! Nel '97 per ben tre mesi si rinchiusero ins tudio per registrare una demo, che in pratica era un intero ellepì, da mandare alle case discografiche. L'interesse fu rilevante e in molte si proposero per metterli sotto contratto; un esordio potente e significativo tanto da scomodare una delle più grandi major, la Virgin, per la sua produzione.
Nasce così l'avventura di quattro ragazzi figli della provincia inglese capitanati dal chitarrista Ian Ball ed dal cantante Matlock Bath (nome d'arte Ben Ottewell).
L'esordio è il loro capolavoro: Brig It On un disco dallo stile aggressivo e pungente, ma allo stesso tempo ricco di romanticherie fresche ed intense, scanzonati intermezzi e il feeling classico del rock e del blues.
Un disco dirompente come un fulmine a ciel sereno.
Brig It On spacca per la diversità dei suoi brani sempre in bilico tra un vecchio modello sonoro e le nuove scelte musicali di chi si vuol distaccare dalla forse vetusta corrente anglosassone.
I love this island, but this island's killing me
Sitting here in silence, man, I don't get no peace
The waves upon my shore take me away piece by piece
Gonna leave everything I know
Gonna head out towards the sea
Jump off the silence
Gonna head out towards the sea
Inizia così; con l'angosciante presenza blues di Get Miles , sicuramente uno dei migliori capitoli del disco, la strada sonora che i Gomez percorreranno nelle successive dodici tracce. Un brano fondamentale dove ritmiche cariche di ruvida energia ed un cantato abrasivo, quasi sofferto, cominciano a creare le atmosfere per certi versi atipiche, ma dense di carattere che proseguiranno per tutto il disco. In modo rilassato il brano ci fa capire la validità tecnica della band.
http://www.youtube.com/watch?v=wPs9BsJPEcQ
Il concetto di blues-rock contaminato appare subito chiaro con la successiva Whippin´Piccadilly; una filastrocca folk apparentemente sofisticata ed elegante come da tradizione britannica, ma dal piglio scherzoso per la presenza di effetti skiffle e ragtime presenti dietro al cantato robusto inframezzato dalla doppia voce. Avete presente un inviato che per strada racconta una qualche vicenda e dietro ci sono i soliti idioti che ogni tanto fanno capolino con il classico cenno di saluto?? Ecco è questo l'effetto creato dall'insieme di ritmi ed effetti elettronici e vocalità alternate.
http://www.youtube.com/watch?v=ds19HosKt38
/http%3A%2F%2Fwww.sweetslyrics.com%2Fimages%2Fimg_gal%2F5148_gomez.jpg)
Una eleganza che evolve in melodia trasformandosi in una piccola gemma dalle tante sfaccettatura; emozioni, sensazioni positive e soffuse atmosfere riempionoMake no Sound evidenziando il carattere romantico che nel corso del disco il gruppo doserà sapientemente in porzioni mai troppe evidenti. L'essenza dei Gomez infatti si rivela in piccole dosi a cominciare dalla linea acustica sempre presente nelle sonorità della band e che in 78 Stone Wobble ha un ulteriore capitolo.
Il suono sporco di una puntina che scorre sul vinile è l'introduzione di questo brano e segno di congiunzione con il successivo. Sembra quasi spontaneo il mettere parzialmente da parte i musicisti che ora fanno da contorno alla vocalità intensa del cantante che saltella in modo aggraziato tra cantato filtrato, un metallica slide di chitarra e la seconda voce. Il tutto arrangiato in modo egregio per evocare al meglio il ricordo di una epopea passata.
http://www.youtube.com/watch?v=N-ZYvIzeMHs
L'algida proposizione iniziale che ha contraddistinto i Gomez si va via sciogliendo fino a regalarci un capitolo inaspettato per intensità e bellezza. Quella interiorità emozionale che la band è capace di esprimere ha in Tijuana Lady l'apice espressivo. Definire splendida questa canzone è dire poco; il blues che carica le corde della band ora è ai massimi livelli ed accompagnando la voce di Matlock Bath ci regala un brano di una bellezza commovente.
Take me down to where you hide
Lay me down, lay me down inside
What use now? Roll back this Pacific Tide
Tijuana lady, where did you go?
Yeah, I been chasing you around all Mejico
I'm gonna find my way back to San Diego
Baby, where'd you hide?
Sette minuti acustici ed introspettivi, ma allo stesso tempo ricchi dell'interiorità che rende i Gomez una realtà diversa e contrastante.
http://www.youtube.com/watch?v=h5dZjhAO1-k
L'acida mistura blues della band viene mescolata ancora una volta ed il risultato contribuisce al buon livello di un disco che non cala mai di tono; logica conseguenza il blues ironico e sgangherato di Get Myself Arrested e Rie's Wagon.
http://www.youtube.com/watch?v=ceX71za3GhY
Gli ultimi brani di un disco solitamente segnano il calare delle composizioni, ma così non è con i Gomez che quasi per ripicca ci propongono Bubble Gum Year una ballad lenta tanto da sembrare un pezzo lounge ed ennesima prova di un cantante semisconosciuto, ma dall'elevato tasso tecnico. Non è un caso che questo è da considerare come il vero tratto distintivo del gruppo.
Bring it On si trascina blandamente e con Free to Run e The Comeback ricorda in modo sfacciato quanto sentito prima. Di sicuro non i migliori capitoli del disco, ma accettabile conclusione.
Le capacità dei Gomez così come le loro intenzioni sono palesi e nitide, ma sia ben chiara una cosa: non hanno inventato nulla con questo blues sbilenco e volutamente “modificato”. Decine di band hanno seguito questa strada proponendo anche cose valide, ma resta indiscutibile e palese l'evidenza dei fatti: Bring it On è un gran disco.
Se la mancanza di innovazione intesa come non creare niente di nuovo si accompagna ad una efficace esecuzione e ad una ottima tecnica strumentale ben vengano dischi di questo tipo.