Cose cattive (Evil Things): l’horror italiano che trasforma il web in un tribunale
Ciao a tutti amanti del brivido! Oggi voglio parlarvi di una piccola perla nascosta, un horror "underground" tutto italiano ma dal respiro internazionale. Se siete affascinati da quelle storie che esplorano i lati più oscuri del web e dei social network, dove la voglia di apparire sovrasta la solitudine dei rapporti virtuali, questo è il film che fa per voi. Pronti a scoprire di cosa si tratta?
Prima dei video virali, delle challenge estreme e delle dirette social diventate parte della nostra quotidianità, c’era già chi immaginava un lato oscuro di Internet. Cose cattive – Evil Things è un horror italiano del 2012, un film indipendente, girato nella provincia di Cuneo, che mette insieme voyeurismo, violenza spettacolarizzata e solitudine digitale. Una pellicola poco conosciuta, ruvida e sicuramente non adatta a tutti i gusti, ma interessante per il modo in cui prova a raccontare una generazione disposta a tutto pur di ottenere attenzione.
All’epoca social network e streaming non avevano ancora raggiunto il peso che hanno oggi, e proprio per questo il film appare, sotto alcuni aspetti, sorprendentemente attuale.
Un contest molto cattivo
Tutto comincia con il blog dark Cose Cattive, gestito da un misterioso “Master”. Gli utenti sono invitati a pubblicare video che mostrino la cosa più cattiva o diabolica mai fatta. A decidere i vincitori saranno le votazioni del pubblico e il giudizio, altrettanto enigmatico, dell’organizzatore.
A un certo punto quattro concorrenti ricevono un messaggio:
“Se ricevi questo messaggio sei uno dei quattro finalisti del contest Cose Cattive. 12 novembre 2011. Ore 17. Casa perduta, località Pianche. Una volta imboccato il sentiero sterrato, dopo il quinto tornante sulla destra, prendi la deviazione. Questa pagina si cancellerà automaticamente…”
Con questa mail Cristian (il nerd che ha fatto arrestare ingiustamente un bidello creduto pedofilo), Julia (ha deriso sessualmente una compagna davanti al resto della classe), Nick (violento cocainomane che ha picchiato un senzatetto) e Nina (autolesionista che ha ingoiato una tenia) vengono a sapere data e luogo dell'incontro per partecipare alla fase finale. Convinti di dover partecipare alla fase finale del concorso i quattro raggiungono un luogo isolato tra le montagne. Il paese è popolato da personaggi eccentrici, fricchettoni e giovani allo sbando, ma la vera sorpresa arriva poco dopo: i ragazzi non sono lì per ritirare un premio.
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Sono gli imputati di un processo trasmesso in diretta sul web. Telecamere e webcam li seguono continuamente, mentre il misterioso Master dirige un gioco a eliminazione sempre più sadico. Le loro azioni vengono giudicate dagli spettatori online e la punizione dovrebbe essere proporzionata alla cattiveria commessa. Ben presto il contest perde ogni parvenza di gioco e la posta in palio diventa la sopravvivenza.
La storia procede attraverso eccessi, torture, deliri religiosi e situazioni volutamente provocatorie. Il Master è una figura quasi demoniaca, convinta di poter stabilire chi merita di vivere e chi deve essere punito mentre gli spettatori guardano, commentano e aspettano il prossimo colpo di scena, trasformando la violenza in intrattenimento.
Il tema centrale di Cose cattive è la ricerca disperata di visibilità. I protagonisti vogliono essere notati, giudicati, ricordati. Il blog promette loro attenzione, una cosa apparentemente semplice, chiedendo loro in cambio di oltrepassare ogni limite. Da questo punto di vista il film funziona come una metafora piuttosto diretta delle dinamiche del web: la necessità di mettersi in mostra, la competizione per conquistare pubblico e approvazione, la spettacolarizzazione della sofferenza e la trasformazione di qualunque gesto in contenuto da condividere.
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Cose cattive – Evil Things è un film imperfetto, anche a causa del basso budget, con una scrittura non sempre equilibrata, un cast che sembra improvvisato e un doppiaggio amatoriale, ma l’idea di fondo conserva una certa forza: un pubblico affamato di contenuti osserva la violenza da uno schermo e guardandola contribuisce a farla esistere. Il film immagina un Internet più primitivo rispetto a quello di oggi, fatto di blog, webcam e messaggi che si cancellano automaticamente. Tuttavia la logica del meccanismo è già quella delle piattaforme contemporanee: attirare attenzione, aumentare il coinvolgimento e trasformare ogni trasgressione in spettacolo.
Una pellicola che prova a raccontare il lato più malsano della visibilità online, prima che dirette, challenge e contenuti scioccanti diventassero fenomeni quotidiani. Un piccolo film discutibile sotto molti aspetti e lontano dall'essere un film horror di valore, ma capace di lasciare una domanda scomoda: quando guardiamo qualcosa di terribile, siamo soltanto spettatori o stiamo già facendo parte dello spettacolo?
Il film è stato girato con un budget dichiarato di 106.000 euro e prodotto, tra gli altri, da Inside Productions e Macaia Films. Tra i produttori figurano Luca Argentero, che compare in un breve cameo, e Myriam Catania.
Il cast comprende Marta Gastini: Nina/Ariel - Jennifer Mischiati: Julia/Pussy 94 - Aaron Omossie: Nick/Power 89 - Nicola Sorrenti: Cristian/I.Q 187 - Jun Ichikawa: Fumiko - Sara Lazzaro: Kymberly.
La pellicola è arrivata nelle sale italiane il 30 gennaio 2013 e dura circa un’ora e mezza. La colonna sonora è impreziosita da Hey Sister, brano cantato da Violante Placido e contenuto nel suo album Sheepwolf. Se vi ho incuriosito, sappiate che potete recuperare il film in DVD (distribuito da Eagle Pictures e acquistabile online su IBS) o sbirciarlo direttamente sul canale YouTube di "Cose Cattive", dove è stato caricato suddiviso in 9 episodi.
E voi, fino a che punto vi spingereste pur di vincere un contest sul web?