Snakeman, il predatore

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http://giotto.ibs.it/vjack/z37/8024607009237.jpg La multinazionale di turno è una importante azienda farmaceutica. Tra le tante attività che sponsorizza c'è ora anche l'organizzazione di una spedizione scientifica nella lontana e pericolosa foresta amazzonica. 
L'idea prende corpo dopo il ritrovamento dello scheletro di un uomo dall'apparente età di 200 anni. Gli studi successivamente condotti sembrano portare verso una antica popolazione tribale, tra le poche rimaste incontaminate, che continua ad evitare il contatto con la civiltà e con l'uomo bianco. 
Salvo rarissime occasioni.
L'equipe che partirà alla volta di questo territorio ostile e sconosciuto è decisamente disomogenea e composta da personaggi dalle diverse caratteristiche, tra cui alcuni mercenari. Lo scopo della spedizione si rivela ben presto e non è antropologico, ma solo una scusa per cercare una pianta dalla quale, secondo le leggende locali, è possibile estrarre una sostanza medicamentosa in grado di dare longevità alle persone. 

Un moderno elisir di lunga vita realizzato nei meandri oscuri di un posto ben lontano dalla civiltà.
Idea non particolarmente originale, ma che riesce comunque a stuzzicare la curiosità dello spettatore strizzando l'occhio ad un concetto vecchio come il mondo: quello delle antiche civiltà a stretto contatto con la natura ed in possesso di conoscenze antiche e sconosciute al mondo moderno. Il viaggio attraverso l'intricata foresta subtropicale si rivela fin da subito irto d'ostacoli e di insidie. A cominciare dall'incontro con una minacciosa tribù guerriera che cercherà lo scontro fisico con gli uomini della spedizione. Combattimento evitato solo grazie alla scaltrezza della guida locale. Questo è però solo l'inizio di una avventura che in breve tempo finirà per diventare un incubo. 
Uno dei più cupi e orrendi.

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Il regista è un esperto di action movie dal basso costo e con questo film vuole forse rendere omaggio al filone cinematografico che negli anni ottanta ha dato vita a tantissimi prodotti dal valore artistico tutt'altro che elevato, ma diventati quasi dei cult. 
Forse è da questo che nasce l'idea di riproporre tematiche ed ambientazioni vecchie e ampiamente sfruttate seguendo una storia lineare quanto scontata, intrisa di luoghi comuni e cliché tipici di questo genere. 
Sono presenti infatti il fusto generoso e dall'animo buono, chi comanda è manco a dirlo una carogna bastarda e la protagonista è bionda e sexy (anche se ad essere onesti l'attrice non è una grande bellezza). Il restante è un contorno di personaggi minori di diverse etnie e che inevitabilmente saranno i primi a morire. 
Appare subito chiaro la banalità di una trama decisamente priva di qualsiasi spunto che non sia già stato ampiamente sfruttato nella cinematografia di serie B

Snakeman dimostra il suo basso livello a cominciare dal titolo che non ha assolutamente niente a che fare con la storia. Non si capisce questa scelta visto che non c'è nessun uomo serpente e nemmeno qualcosa che lo può ricordare anche vagamente. 
Mistero!
In realtà nella storia il mostro di turno è un serpente dotato di tre teste, dall'appetito vorace e smisurato quasi quanto le sue gigantesche dimensioni. La spedizione, entrando nel suo territorio, finirà inevitabilmente per diventare una sua preda. Fin qui quindi tutto prevedibile così come il restante sviluppo della storia che non regalerà alcuna sorpresa. A dirla tutta la sceneggiatura dimostra di fare acqua da tutte le parti grazie alle trovate scontate e soprattutto per la totale mancanza di suspense e di colpi di scena. Il ritmo del film è infatti sempre al limite della sonnolenza salvo qualche sporadico sussulto che dura però un breve istante.
Uno scenario sconfortante accentuato dalla pessima recitazione degli attori, tutti sconosciuti fatta eccezione di Stephen Baldwin (noto, ma non per questo bravo), e dai dialoghi ridicoli. 
Al peggio non c'è mai fine e Snakeman lo conferma anche nella ricostruzione delle ambientazioni e con gli effetti speciali. I primi palesemente ricreati, male, in studio e si vede lontano un miglio quanto sono finti ed artificiali. 
La computer grafica è quella che dovrebbe dare un qualcosina in più al film occupandosi della realizzazione del mostro, ma se la produzione non ha i soldi per girare in esterna potrà mai avere qualcosa da investire in effetti speciali quanto meno credibili? 
Ovviamente no e si vede.

Il tutto è fatto talmente male da risultare quasi comico e caricaturale.

Questo film è un calderone che raccoglie elementi presi da altre produzioni non di grande valore, ma che almeno avevano qualche spunto interessante. Evidentissima la similitudine con Anaconda. Ampiamente sfruttata l'Amazzonia come location, così come l'idea di una remota tribù che ha qualcosa che la civiltà moderna cerca ad ogni costo. Appare quindi chiara la bruttezza di questo film e anche a voler essere buoni ad ogni costo diventa impossibile trovare qualche elemento positivo o vagamente interessante. 
Un'ora e mezza di assoluta banalità.
Non credo necessario soffermarmi oltre, il film è da EVITARE ASSOLUTAMENTE.

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