Primus - Sailing the seas of cheese

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http://www.hell.kz/wp-content/uploads/2011/11/Primus-Sailing-The-Seas-Of-Cheese-1991.jpgStrumentisti tecnicamente una spanna sopra la media. Musicisti dalle idee distanti anni luce rispetto a quanto circolava nella cosiddetta "scena alternativa" fine anni 80. Per questi motivi, e non solo, i Primus si contraddistinsero fin dal loro esordio. Una band nata strana e difficilmente collocabile in un ambito musicale preciso, perché in grado di attingere elementi artistici da generi differenti tra loro. Capaci di mischiare una surreale vena compositiva ad una ricca scelta di sonorità, a volte sbilenche e mai indirizzate su una strada ben precisa. Creando in questo modo una miscela dal sicuro impatto. Sta proprio in questa straordinaria capacità il segreto del successo della band californiana, fondata da Les Claypool. La line up si modifica e si stabilizza con l'arrivo del pezzo da novanta Larry Lalonde, chitarrista allievo niente meno che di Joe Satriani, e con l'inserimento del batterista Tim "Herb" Alexander. 
Inizia così la carriera di un gruppo che, fin dagli esordi, ha fatto della ricerca sonora una scelta di vita. 
Qualche anno di gavetta come support band nei tour di Exodus, Metallica e Testament serve per accumulare esperienza, ma soprattutto per far girare il loro nome all'interno del circuito metal. Il genere proposto è però ben lontano anche dai migliori virtuosismi hard&heavy, le differenze appaiono ben chiare a tutti. I Primus mischiano le carte in tavola nei loro lavori, saltando con assoluta nonchalance dal funky al blues, passando ovviamente attraverso rock ed heavy metal, senza dimenticare qualche buona spruzzata di jazz. 
Il tutto sottolineato dal basso slappato del leader e fondatore Claypool. 
Districarsi tra generi differenti non è una vera e propria scelta, bensì una strada intrapresa in maniera del tutto naturale. L'elevato tasso tecnico, abbinato a creatività e grandi capacità compositive, non poteva restar racchiuso e ghettizzato negli schemi di un unica corrente musicale. Difficile quindi dare ai Primus una vera e propria etichetta per identificarne il sound ed anche per questo ci piace Psychedelic Polka , definizione creata dallo stesso bassista. 

Con queste premesse nel 1991 esce Sailing the Seas of Cheese, album lontano da qualsiasi corrente/influenza/similitudine musicale di quel periodo. Sono gli anni della rivoluzione grunge e del metal/rock alternativo, della musica dai testi impegnati e suonata a regola d'arte. Il disco ha l'effetto di una miriade di schizzi multicolore su di una parete bianca e si fa notare per una ben distinta diversità. Strampalato, ma non per questo meno accattivante, a partire dalla bizzarra copertina gialla. La tecnica c'è e si sente, eccome se si sente. 
Quella che cambia è la cosiddetta attitudine, il modo di porsi nei confronti della realizzazione dei brani. Sailing the Seas of Cheese è un circo, in cui giocano senza sosta musica e musicisti, fatto di sonorità geniali quanto assurde, pronte a creare composizioni complesse come fittissime tele di ragno. Un lavoro difficile da raccontare soffermandosi sui singoli pezzi, perché la sua vera essenza sta nella totalità della produzione realizzata. Un meltin pot bislacco che mette in evidenza anche la grande ironia di Claypool e soci, capaci di mettere in scena un concept album sui generis. Lucida follia a far da contro altare ad una tecnica sopraffina, in un susseguirsi di brani apparentemente surreali e strampalati. A partire dall'intro, uno stridulo racconto con sottofondo i rumori di un equipaggio di marinai, che invita l'ascoltatore ad avventurarsi tra suoni ipnotici, marcette sincopate ( Here Come The Bastard ) e contro tempi da brivido. Questo ensamble ha ovviamente delle eccellenze, vere perle di qualità, che mettono in evidenza il potenziale della band. 
Brani come Jerry Was a Race Car Driver, tragicomica storia di un vigile del fuoco ed un pilota automobilistico uniti dal beffardo destino di chi ha consumato troppe birre ghiacciate in una sola notte , o Tommy The Cat , cavalcata epica in cui il purosangue è un sontuoso lavoro di batteria ed il cavaliere un vocalist che sciorina una lisergica nenia, simile al più strano degli scioglilingua. 
Da sottolineare la presenza di Tom Waits a fare da seconda voce. 
I funambolismi sugli strumenti proseguono per tutti i quarantacinque minuti del disco ed i tre artisti passano con disinvoltura da acrobazie con le note, a gag degne dei migliori clown. Con questo non voglio minimamente sminuire la loro professionalità o intaccare le capacità dei tre californiani, ma semplicemente sottolineare un aspetto che spesso viene dimenticato. Non è necessario essere rigidi ed ingessati professoroni per dimostrare di aver talento e saper suonare, lo si può fare anche con una buona dose di nonsense. Claypool & soci dimostrano la correttezza di questo teorema regalandoci una prestazione egregia, fatta di virtuosismi mai fini a se stessi. Il basso rimbomba imperioso, pronto a dare la carica ad un drumming possente che sembra non risentire mai di stanchezza o cali di concentrazione. "Herb" Alexander tiene costantemente alto il ritmo, seguendo magistralmente le evoluzioni che Claypool riesce ad imbastire con il suo basso sei corde. E Lalonde non resta a guardare, arricchendo il tutto con un prezioso lavoro di chitarra che pare fondersi magicamente con il resto delle note. Un songwriting originale e spesso imprevedibile completa il quadro, rendendo questo lavoro (come del resto anche gli altri dischi) un esempio di assoluta genialità e maestria. 

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Sealing The Seas of Cheese è indubbiamente il capolavoro della produzione Primus, band che ha il grande pregio di averci regalato splendidi dischi, prima e dopo questa terza release. La conferma che il luminoso futuro intravisto dopo la pubblicazione di Suck on This (1989) e Frizzle Fry (1990) è ora una innegabile realtà. Segno di una costante maturazione nella stesura delle composizioni, adesso ancora più strutturate e complesse, affiancata dalla saggia scelta di non rinunciare mai alla vena di dissacrante ironia che li contraddistingue. 
Il disco vendette all'epoca 500.000 copie e come si suol dire, i numeri parlano chiaro. 
Sailing The Seas of Cheese è un collage di situazioni musicali che si fondono sapientemente in un ideale calderone, fatto di idee e creatività. Un insieme di momenti, in cui ogni brano diventa un piccolo e fondamentale tassello che andrà a creare quella particolare linea sonora, tratto distintivo della band. 

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