I Giganti di Fallistro.Riserva biogenetica.

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HPIM1315.jpg L'altopiano della Sila è il cuore verde della Calabria che si estende per 1700 chilometri quadrati tra le province di Crotone,Cosenza e Catanzaro e più precisamente tra la piana di Sibari a nord, la valle del fiume Crati ad ovest, le colline del Marchesato ad est e la piana di Lamezia Terme a sud.
Seguendo le vecchie suddivisioni amministrative viene contraddistinta in tre zone denominate Sila Greca, Sila Grande (il territorio centrale situato tra i fiumi Trionto e Savuto e il lago Ampollino) e Sila Piccola (un arco di territorio boschivo che va dalla Valle del Tacina fino al fiume Savuto). Questa immensa distesa costituita in prevalenza da conifere e faggi si trova ad una altezza media di 1.300 metri sul livello del mare con la punta più alta Monte Botte Donato (1.928 s.l.m.); ricchissima di acqua tanto da permettere la realizzazione di numerosi laghi artificiali (Ampollino, Cecita ed Arvo per citare i più conosciuti) che ben si integrano nell'ecosistema silano, arricchendone il paesaggio di per se già incantevole.
Un contesto splendido che custodisce un importante patrimonio di biodiversità grazie alla morfologia del territorio molto varia e ad una vegetazione differente a seconda dell'altitudine. In quest'area di straordinaria bellezza ancora in parte incontaminata e poco conosciuta dal turismo di massa esiste un luogo molto particolare: nel cuore della Sila Piccola e più precisamente in località Fallistro, nel comune di Spezzano della Sila (Cosenza), troviamo la Riserva Naturale Biogenetica “I Giganti di Fallistro”. Situata a circa 1.400 metri di quota sul livello del mare in un'area di 5,4 ettari di pineta di pino laricio, è stata creata nel 1987 per lo studio e la conservazione genetica di questa conifera tipica del paesaggio silano fin dai tempi antichi. La Riserva è infatti sita in ciò che resta dell'antichissima foresta detta Silva Brutia che fino alla fine del 1800 copriva la maggior parte dell'altopiano silano e via via ridottasi per lo sfruttamento massiccio del legname da parte del neonato Regno d'Italia.

GIGANTI DI FALLISTRO.
La pineta così denominata si stima che sia stata impiantata tra il 1620 ed il 1650 dal proprietario del terreno che una volta edificata la propria dimora estiva e una filanda si preoccupò di abbellire l'ambiente circostante anche con alcuni filari di acero. Quello che rimane oggi sono 56 pini larici di cui 4 caduti a causa del maltempo e 7 aceri montani di 350 anni d'età e un buon numero di piante più giovani che si attestano sui 120 anni di vita; completano l'habitat gli alberi nati con il rinnovo naturale (quindi non piantati dall'uomo), tutti sui 10/15 anni.

Le 56 piante sono numerate ed oltre la veneranda età hanno anche un'altra importante caratteristica che le contraddistingue e rende particolare questa riserva: le dimensioni.
Sono infatti esemplari di 35 metri d'altezza media con punte che toccano addirittura i 43 metri e se tutto questo non dovesse bastare a renderli imponenti ci si mette anche il diametro del fusto che va da 71 a 187 centimetri. La pianta più spettacolare ha un diametro di 187 cm per un'altezza di quasi 43 m.

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Pino Laricio
Albero simbolo della Calabria, assieme al pino loricato tipico del Pollino, in Italia è presente solo in Sila ed in Aspromonte ed in alcune zone dell'Etna ed ha origine dalle foreste dell'Europa centrale, Carpazi e Balcani. In Sila e Aspromonte è diffuso nella fascia che va dai 1100m ai 1700m d'altitudine. Grazie all'elevata produzione di resina in passato è stato lungamente sfruttato per estrarla ed utilizzarla in più campi, ma prevalentemente per la impermeabilizzazione delle costruzioni in legno e la realizzazione di fiaccole; ai giorni nostri tale pratica è stata abbandonata e il pino laricio è considerato essenza forestale primaria in quanto non ha alcun impiego al di fuori della creazione di habitat naturali e del rimboschimento di aree distrutte da incendi.
Vegetazione. 
Oltre il già citato Pino Laricio, elemento preponderante della flora di quest'area, troviamo anche il faggio, il melo selvatico e qualche castagno mentre i margini della riserva presentano numerosi pioppi. Altra caratteristica, comune a gran parte della vegetazione silana, è un sottobosco non particolarmente ricco e per lo più formato da felci, biancospini e rose canine.
Fauna.
E' quella tipica della Sila, qui ridotta per le limitate dimensioni dell'area protetta: l'abitante più numeroso è lo scoiattolo nero che il visitatore della Riserva avrà sicuramente modo di incontrare, basta fare silenzio ed evitare qualsiasi tipo di disturbo.
La popolazione avicola è in gran parte formata dal ''picchio rosso che sui tronchi del pino laricio trova l'habitat ideale dove vivere e nutrirsi, anche questo è facilmente avvistabile a patto di rispettare le regole sopra indicate. Segnalata anche la presenza del rarissimo picchio nero che a volte sceglie queste zone per alimentarsi.
Una presenza costante nell'area della riserva così come in quelle limitrofe è data dai rapaci come la poiana, il gheppio e lo sparviero che da queste parti nidificano ed non è raro vederli sorvolare le pinete in cerca di prede, soprattutto ramarri e lucertole che qui abbondano.

Accesso alla Riserva
L'accesso alla riserva è consentito da giugno a ottobre attraverso un percorso obbligato da percorrere esclusivamente a piedi, le autovetture si possono lasciare nel parcheggio adiacente la zona d'ingresso. L'area è interamente recintata e al suo interno è assolutamente vietato accendere fuochi, cacciare e raccogliere funghi, piante e fiori. La visita si può effettuare dalle ore 8.00 alle 18.30 previo pagamento di un biglietto d'ingresso del costo di 1 euro.
E' possibile effettuare delle visite guidate nei periodi non previsti (Novembre-Aprile) prendendo accordi con gli uffici di competenza.

Percorso.
L'area è percorribile attraverso un sentiero obbligato, appositamente realizzato per consentire la piena godibilità del bosco e corredato anche di ponticelli di legno che scavalcano alcune delle piante cadute e scalini scavati nel terreno. Tra salite e discese si passeggia costeggiando questi imponenti esemplari ultracentenari, tutti provvisti di un cartello che riporta l'età, l'altezza e il diametro del fusto. La durata dell'escursione è di circa 30 minuti ed essendo molto agevole non necessita di nessuna attrezzatura o abbigliamento particolare, bastano un paio di comodi jeans e scarpe da ginnastica; sfortunatamente il percorso risulta non agevole per passeggini e carrozzelle per i portatori di handicap.
Per poter godere appieno della bellezza di questo luogo è consigliabile avere un comportamento idoneo (che poi è quello da seguire ogni volta che ci si reca in montagna): evitare schiamazzi che disturbando gli animali priverebbero il visitatore della possibilità di simpatici e piacevoli incontri ed evitare assolutamente di gettare oggetti per terra. Sembrano consigli ovvi e scontati, ma visitando spesso luoghi di villeggiatura montani mi sono reso che non lo sono; l'ignoranza e la maleducazione purtroppo abbondano e contribuiscono a deturpare posti incantevoli.

Considerazioni.
La prima volta che mi fu proposto di visitare questa riserva ero un po' scettico e dubbioso; amo moltissimo la montagna e se posso visitare luoghi in Calabria lo faccio ancor più volentieri, ma questa volta rimasi un po' perplesso dall'idea di visitare “degli alberi”. 
La particolarità del luogo mi è stata però chiara fin da subito, appena arrivato in prossimità dell'entrata dove giganteggia uno di questi magnifici esemplari di pino laricio; quello che non mi aspettavo è l'impressione che dà vedere da vicino degli alberi così imponenti, tenendo presente che questi maestosi pini sono da quasi quattro secoli ad osservare ed osservarci. 
Una tranquilla passeggiata che lascia più volte a bocca aperta quando ti accorgi di poter tranquillamente stare nell'incavo di un tronco scavato da pastori per la pratica della slupatura (per ricavare la resina da utilizzare per le fiaccole i pastori usavano scavare l'interno delle piante per poi bruciare la cavità così da evitare o ridurre al minimo il rischio di attacchi di parassiti) o quando passando sotto il tronco di una delle piante cadute ti rendi veramente conto della dimensioni di questi alberi. In più di un punto mi sono ritrovato naso all'insù cercando di scorgere, tra le fronde, la sommità degli alberi più alti o per seguire il saltellare di qualche scoiattolo in un'atmosfera di totale pace e tranquillità.
Una volta visitata la riserva è d'obbligo una sosta all'edificio che una tempo ospitava la filanda ed ora è adibito a bar e rivendita di oggetti d'artigianato e prodotti alimentari tipici calabresi; tappa importante perché la degna conclusione di una gita è sicuramente un bel panino con salsiccia cotta al momento sul barbecue, accompagnato da una birra gelata o un buon bicchiere di vino rosso locale.

Gestione e Contatti
La riserva è gestita dal Corpo Forestale dello Stato - Ufficio Amministrazione di Cosenza, mentre la sorveglianza è affidata al personale del Comando Stazione Forestale di Camigliatello Silano (CS).
Per qualsiasi informazione è possibile contattare in orario d'ufficio:

° Ufficio gestione ex A.S.F.D. - Viale della Repubblica, 26 – Cosenza – Tel.e Fax. 0984/76760
° Comando Stazione Forestale di Camigliatello Silano – Tel. e Fax 0984/578213

Come raggiungere la Riserva
Da Camigliatello Silano percorrere la SS 107, direzione San Giovanni in Fiore, fino al bivio Croce di Magara da qui a destra proseguire per circa un chilometro e poi ancora a destra su una strada sterrata per circa 300 metri seguendo le indicazioni.
Per chi arriva dall'autostrada e dal versante tirrenico: uscire dall'autostrada allo svincolo di Cosenza Nord e seguire le indicazioni Sila percorrendo la SS 107 in direzione Camigliatello Silano.
Per chi arriva dal versante ionico: dalla SS 106 imboccare nei pressi di Crotone la SS 107 fino all’uscita di Croce di Magara.

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