http://stuff.debaser.it/resize.aspx?path=/files/2008%2F22707.jpg&width=250Out of Season vede la luce nel 2002 ed ha alle spalle una storia strana e bizzarra fatta di coincidenze ed un incontro fortuito, ma soprattutto di una lunga pausa produttiva dei due artisti e dei rispettivi progetti artistici.
Beth Gibbons e Rustin Man: due nomi che ai più forse non dicono molto, ma di sicuro sono note le band di appartenenza e molti dei brani di successo incisi in anni di onorata carriera.

CHI SONO QUESTI DUE??

BETH GIBBONS è la vocalist dei Portishead band di punta di quello che venne definito Bristol sound, un trip-hop notturno ed estremamente soft caratterizzato da una voce suadente ed ammaliante. Con loro ha inciso 3 dischi in studio oltre ad un live ed una compilation.
Prima di questo progetto discografico non si avevano sue notizie dal 1997, data di pubblicazione dell'allora ultimo disco.
RUSTIN MAN altri non è che Paul Webb ex bassista dei Talk Talk. Bisogna andare un po' indietro nel tempo e i più giovani probabilmente nemmeno conoscono questa storica band degli anni ottanta. Autori di tanti successi tra i quali due brani che a lungo imperversarono nelle radio e in televisione: It's My Life e Such a Shame e soprattutto di un gran disco come Spirit of Eden che possiamo considerare come il precursore dell'odierno post-rock.

I due si conoscono alle audizioni che Paul Webb fa per trovare la voce per il suo progetto post Talk Talk, gli O-rang. Comincia così un sodalizio che vedrà un lungo periodo di gestazione (si rivedranno dopo qualche anno dal primo incontro e l'idea di questo Side-Project non è immediata) prima del concepimento del disco avvenuto nelle tranquille e isolate campagne del Devon e del Essex grazie all'apporto di musicisti come Adrian Utley (qui anche nella veste di produttore), Clive Deamer (batteria e timpano) e John Baggot (pianoforte).
Gli ultimi due da anni collaborano con i Portishead nei concerti dal vivo.

IL DISCO... 
... è una malinconica introspezione adatta ai pomeriggi autunnali passati a vedere il cielo attraverso le finestre del salotto nel totale relax di una poltrona o distesi sul divano ad ascoltare dolci note. La colonna sonora per una delusione d'amore che inevitabilmente ognuno di noi ha vissuto, almeno una volta nella vita.
Questo potrebbe essere il foglio d'istruzione allegato al disco per spiegare fin da subito la totale estraneità di questo prodotto da quanto inciso precedentemente dai due artisti; nel caso di Beth Gibbons appare chiaro fin da subito la totale lontananza dai Portishead fatta eccezione per la lentezza dei pezzi e i toni vagamente sommessi, unici piccoli punti di contatto.
L'elettronica è messa da parte a favore di sonorità emozionali malinconiche e dichiaratamente acustiche sulle quali spicca prepotentemente la calda voce di Beth, affascinante come non mai.
Out of Season è un titolo azzeccatissimo perché il suono sembra uscire da una vecchia radio d'epoca, quando ancora non c'era la televisione e la musica si ascoltava con i grammofoni. Un disco fuori stagione e retrò, ma sicuramente non fuori moda perché quest'aria vintage da foto in bianco e nero è chiaramente un pregio grazie ai forti richiami ad artisti del passato come Nick Drake o Billie Holiday e ad un songwriting che ha fatto la storia.

Apre le danze Mysteries una lenta e delicatissima ballad arricchita da un coro gospel e da venature jazz che sottolineano la voce paradisiaca di Beth; è il preludio a quello che sarà il disco in una sorta di sussurrato e poetico benvenuto che con la successiva traccia ci introdurrà in un mondo fatto di ritmiche leggere, orchestrazioni e sonorità discrete, quasi eteree. Tom The Model è un bellissimo pezzo che richiama vagamente Shirley Bassey e la visione della radio vintage anni sessanta si fonde con un tappeto sonoro vibrante e quasi movimentato, almeno rispetto a quello che sarà il resto dei brani, caratterizzato da sax e pianoforte.

Show da il via alla parte centrale del disco, quella più intima ed emozionale in cui la voce di Beth Gibbons riesce a creare atmosfere magiche. Un omaggio ad una delle sue muse, Billie Holiday, con un brano capace di far venire i brividi per la sua “semplicità” compositiva così come la successiva Romance proiettata a ritroso negli anni '50. Chiudendo gli occhi si ha quasi la sensazione di galleggiare nell'aria, l'atmosfera è sempre più rarefatta e gradevolmente soft grazie a questo sottile e continuo riferimento al passato.
 In Drake entrano in scena elementi jazz dispari e ambientazioni fumose e voluttuose tutte magistralmente interpretate dalla Gibbons. Questo è un chiaro e dichiarato omaggio a Nick Drake, misconosciuto artista da qualche anno rivalutato in un certo circuito rock. Poliedrico ed ispirato, dall'aura maledetta ma forse solo schivo e riservato e soprattutto dall'animo combattuto e sofferente. Una situazione interiore che ben presto lo porta alla depressione fino a quando morirà per una dose eccessiva di antidepressivi, presi probabilmente con lo scopo di suicidarsi. Dopo solo 3 dischi ufficiali e una serie di pubblicazioni postume. 
Gli eleganti ed esotici arpeggi di Sand River hanno ancora quel sapore novembrino che ci conduce verso la noir Spider Monkey in cui i fumosi inserti di piano ci ricordano più volte Tori Amos, la migliore Tori Amos. Il suono è minimale, quasi freddo e fa da contrasto alla voce di Beth capace di far strada nei cuori più duri riscaldandoli. Una continua altalena di suoni ed emozioni legate da un filo conduttore, ma allo stesso tempo capaci di esplorare strade divergenti come in Resolve, una rapida (quasi 3 minuti) quanto efficace ballata folk dalle dolci e morbide dissonanze.
 

Funny Time of Year è forse il momento più intenso del disco che in quasi sette minuti raccoglie il freddo distacco dell'inverno che cambia radicalmente la visione della natura in luoghi incontaminati come i boschi; un viaggio pacato nei mutamenti delle stagioni e degli stati d'animo che finisce in una cavalcata impetuosa fatta di chitarra acustica alternata al vibrante tremulo delle chitarre elettriche e di un organo. La chiusura del disco è lasciata alle liriche campionate della sperimentale Rustin Man dove la voce della Gibbons è carica di effetti e sembra arrivare da epoche indefinite e lontane. I richiami elettronici si fanno pressanti anche se usati con cautela e con la sola intenzione di arricchire il tutto con ritagli e aggiunte.

Quello che colpisce fin da subito ascoltando Out of Season sono la classe e l'eleganza delle canzoni sia dal punto di vista compositivo che di esecuzione, vocale e strumentale. Fin dai primi accordi spicca un certo pudore, quasi una timidezza, nel voler dimostrare che questo prodotto è notevolmente diverso da quanto inciso fino ad ora dai due artisti forse perché siamo di fronte ad un voler mettere a nudo idee e stati d'animo strettamente personali che solo attraverso un'opera del genere potevano essere correttamente esplicitati.
Riesce difficile non restare colpiti, se non addirittura innamorarsi, di questo lavoro per la bellezza e la grazia che lo contraddistinguono; bisogna avere un cuore di pietra o un aridità interiore per non fermarsi almeno una volta per risentire i brani.
Poi ovviamente scende in campo un fattore importante, il gusto personale, che fa decidere se e quanto apprezzare quest'opera. Resta il fatto che siamo di fronte ad un'incisione valida e da più parti considerata come una delle migliori del 2002.
Un disco capace di accontentare amanti di generi diversi: dagli appassionati di jazz, agli aficionados del TripHop ritmato e downtempo fino, inevitabilmente, ai fans dei Portishead.
Non ci è dato di sapere se Out of Season avrà un seguito, ma è certo che la pausa produttiva dei due artisti è stata un bene ed ha permesso la realizzazione di un bellissimo disco; un regalo artistico per chi ama la buona musica d'autore.
Lo consiglio a tutti.

Artista: Beth Gibbons & Rustin Man
Titolo: Out Of Season
Etichetta: Go Beat
Anno: 2002
Track List:
1. Mysteries
2. Tom the Model
3. Show
4. Romance
5. Sand River
6. Spider Monkey
7. Resolve
8. Drake
9. Funny Time of Year
10. Rustin Man

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