Addiction Crew - Lethal. Recensione disco.

Pubblicato il da webwriter

http://www.numetalplanet.org/images/stories/discografie/addiction%20crew%20-%20fotogruppo.jpgGli Addiction Crew sono una band bolognese di metal da più parti (soprattutto magazine e critica) definito moderno per la vicinanza con quelle sonorità nu-metal/crossover che imperversarono lungamente un po' di anni addietro e per la presenza discreta ma evidente di venature elettroniche.
Un connubio che ricalca quello che da diversi anni è un classico, se non addirittura un cliché forse troppo sfruttato, per la presenza della voce femminile sensuale ed accattivante in grado di arricchire in modo armonioso il sound. Siamo forse di fronte ad una delle tante band di giovani e per i più giovani nata sull'onda del successo di gente come Lacuna Coil e Evanescence tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente e facilmente accostabili a queste sonorità???
No non è così, questa non è una band di pivelli. Il gruppo ha infatti origine nel lontano 1995 e allora si faceva chiamare solo Addiction; 14 anni di metal nei circuiti underground italiani non sono cosa da poco e solo un numero ristretto di band è riuscito a rimanere in “vita” se pur con cambi di formazione e rigenerazioni sonore. Il fondatore Alex Guadagnoli è sicuramente tra le figure storiche dell'onda nu-metal italiana, uno dei primi ad aver compreso la allora dirompente innovatività di questo genere che negli Usa, e in special modo in California, riscuoteva sempre più ampi successi catturando consensi e dando il via ad un nuovo modo di intendere e suonare il metal
con contaminazioni allora impensabili ed innovative.
Gli anni passano, cambiano le line up e si modifica il DNA di una band; le scelte artistiche vanno sempre rispettare se fatte con onestà, sta poi al pubblico condividerle o meno.
La band firma un contratto con la Earache Records UK con la quale a cavallo tra 2004 e 2005 pubblica Break in Life, l'album che darà il via alla diffusione nei mercati di tutta Europa, Australia e Giappone, ma è grazie al singolo What About ( a mio avviso bello quanto molto commerciale) che comincia la vendita e la reale diffusione estera, con la complicità del video trasmesso a lungo nelle maggiori emittenti musicali europee.

http://www.metalmusicarchives.com/images/covers/addiction-crew-lethal.jpg Lethal vede la luce a tre anni di distanza dal predecessore e dimostra che il lungo periodo di gestazione è servito a far maturare una crescita compositiva ed interpretativa accompagnata, inevitabilmente, dalla ricerca di un nuovo taglio da dare ai brani. Si nota fin dai primi accordi la pulizia dei suoni, ora perfetti e senza alcuna sbavatura; gli strumento riescono a non accavallarsi mai gli uni agli altri amalgamandosi in modo fluido e scorrevole ed in fase di produzione è evidente la cura quasi maniacale che ha però dato i suoi frutti. Anche nel songwriting si nota la crescita dovuta a questi tre anni di stasi e siamo ben lontani dai brani proposti durante il nuovo corso iniziato nel 2003, anno dell'inserimento della cantante.

Il disco è composto da dodici pezzi che scorrono via su ritmiche solide, aggressive e mai portate all'esagerazione. Un mix di potenza e tecnica, melodia e feeling eseguito in modo asettico, perfetto e senza note fuori posto. Ogni canzone è l'esaltazione di una produzione impeccabile nel districarsi tra ritmi diversi. Uno schema perfetto che supporta i due elementi portanti che contraddistinguo gli Addiction Crew: il groove di chitarra e la voce sexy di Marta.
Il tutto è indubbiamente omogeneo e compatto, ma fin troppo studiato e l'eccessiva pulizia sonora così come l'uso dell'elettronica, funzionale alla precisione ed alla cura delle eventuali imperfezioni, finiscono per essere le vere pecche di questo lavoro. L'eccesso di precisione porta spesso ad una mancanza di spontaneità ed immediatezza che si avverte subito nelle atmosfere che un disco deve creare in chi lo ascolta.
L'album scorre in modo inesorabile riuscendo tuttavia a dare sensazioni piacevoli per il (forse troppo) sapiente mix tra la ruvidità della sezione ritmica ed i vorticosi riff che in modo alchemico si fondono con la bella voce di Marta Innocenti.
Questo è senza ombra di dubbio un disco rivolto a quelle fasce di pubblico (e aggiungo anche di età) amanti del crossover di ultima generazione e del nu-metal che da qualche anno sta diventando sempre più commerciale.
Pop metal? Siamo forse arrivati a questo???

Lethal secondo il mio modesto parere di letale ha ben poco perché dimostra di essere un prodotto frutto dello studio delle mode e tendenze che ora caratterizzano le correnti musicali un tempo considerate “alternative”. Un disco adatto ai passaggi in radio e fruibile da un target di pubblico molto ampio. Siamo infatti lontani anni luce dai dischi metal che facevano drizzare i capelli ai bravi ragazzi, dire ai genitori ma che roba ascolti? ed alle nonne questi mi sembrano tutti dei drogati
Sarà l'età o probabilmente i 24 anni passati a sentire metal nelle varie sfumature, ma questo tipo di musica mi fa un po sorridere e di sicuro non mi entusiasma. La definizione di metal moderno a mio avviso è solo un'etichetta usata per camuffare un rock distorto e un po' più pesante del solito, ma indiscutibilmente orecchiabile e non molto lontano dall'essere commerciale.
Con questo non voglio dire che il disco è da buttar via o non è valido, ma che lo trovo poco innovativo e destinato solo a determinati target di pubblico (giovane o con un orecchio ancora non molto incline alle sonorità “aggressive”). I brani se pur di ottima fattura e ben suonati (va comunque sottolineato che abbiamo di fronte una produzione curata e degli ottimi musicisti) a mio parere non lasceranno un segno tangibile nel panorama musicale italiano.
Un disco che tutto sommato promuovo e che ascolterò in viaggio o svaccato in spiaggia al sole, sorseggiando qualcosa di buono. Brani gradevoli che sicuramente non resteranno impressi nella mia memoria.

http://30.media.tumblr.com/tumblr_kt6gisYxYV1qaro26o1_400.jpg

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Mara 11/10/2011 13:07


Non li conoscevo...