Boss Hog - Whiteout

Pubblicato il da Andrea Murales

Boss Hog è la band capitanata dalla cantante Cristina Martinez moglie di Jon Spencer (Jon Spencer Blues Explosion e Pussy Galore) che la affianca alla chitarra, con Jens Jurgensen (basso), Hollis Queens (batteria) e Mark Boyce (tastiere).
Una band garage punk dal sound ruvido come carta vetrata che cerca di recuperare le vecchie radici blues presenti nella musica rock, miscelandole con sonorità tipicamente noise.
L'esperimento è parzialmente riuscito a causa anche di coinvolgimenti extra musicali che ne hanno tarpato le ali e limitato la produzione discografica( i Boss Hog hanno all'attivo solo tre dischi e tre mini Lp).
La discontinua attività della band, infatti, segue di pari passo gli impegni live e in studio della più nota Jon Spencer Blues Explosion, la cui attitudine musicale dimostra di aver assimilato in più di un punto. Un cordone ombelicale mai staccato che ha dato un solo risultato, quello dell'impossibilità di definire uno stile personale ed un proprio percorso musicale.
Boss Hog per un breve periodo hanno riscosso successo e notorietà non tanto per le capacità artistiche, quanto per un concerto in cui la sexy vocalist ha cantato completamente nuda.
Vizio, quello di apparire senza veli, riproposto anche in alcune delle loro copertine.
Viste le premesse mi sono avvicinato a questo disco con molti dubbi e perplessità convinto di trovarmi di fronte ad un lavoro costruito ed artefatto. I Boss Hog non resteranno negli annali per originalità e creatività anche se Whiteout è un un lavoro onesto e gradevole, che si sviluppa seguendo una linea musicale ben definita.
Sonorità sporche, voce sexy e ritornelli accattivanti sorretti da una ritmica precisa ed incalzante e da tastiere vintage. La validità del disco non è nei singoli pezzi bensì nella sua totalità, pur trovando alcune canzoni veramente degne di nota. Per questo motivo, a mio avviso, non ha senso farne una disamina dettagliata.
La ruvida e abrasiva sonorità dei Boss Hog si trascina stancamente per tutto il disco riuscendo a regalare delle piccole gemme come Get It While You Wait caratterizzata da un ritornello ossessivo ed ipnotico grazie alla voce di Cristina sempre più suadente ed ammaliante e volutamente noise. Uno dei migliori brani del disco che in più di una occasione mi ha ricordato i Garbage. Segnalo anche la title-track Whiteout che all'epoca dell'uscita (2000) fu lungamente proposta sui network musicali (radio e video) per il rock di facile impatto. Una canzone che resta in testa perché gradevole e d'impatto.
Le sonorità punk riemergono prepotentemente in Jaguar con una sferzante carica di vitalità mentre in Chocolate, grazie all'alternanza di voce maschile e femminile ed alla ritmica allegra, si creano delle particolari e contaminate atmosfere.
Whiteout non aggiunge niente a quanto sentito fino ad ora, ma resta un valido prodotto consigliato a chi vuole allargare i propri confini musicali ed avvicinarsi a sonorità particolari come quelle garage punkDa ascoltare almeno una volta.
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