PJ Harvey - White Chalk

Pubblicato il da Andrea Murales

Un lento passeggiare nel verde della campagna inglese in un uggioso pomeriggio autunnale, senza meta quasi a voler perdere tempo per evitare qualcosa o qualcuno.
Il freddo pungente dell'approssimarsi dell'inverno e l'umidità che lentamente penetra nelle ossa accompagnano i passi incerti, mentre in lontananza una leggera nebbiolina comincia a salire con l'approssimarsi dell'oscurità.
Non è l'antefatto di un libro o l'inizio di un film bensì l'insieme di immagini che mi vengono in mente ogni volta che ascolto White Chalk, penultimo lavoro discografico di P.J. Harvey. Inciso a quattro anni di distanza dal precedente è il frutto di una lunga meditazione sul passato, alla ricerca di un nuovo percorso creativo e compositivo. Tolti i tipici vestitini rossi, messe da parte le scanzonate provocazioni di Uh Huh Her ed accantonato il rock ruvido e diretto di Stories From the City, Stories From The Sea, Polly Jean ritorna con la consapevolezza di una donna vicina ai quarant'anni, maturata nel corso di undici anni di carriera.
White Chalk è un disco cupo ed autunnale, ma allo stesso tempo carico di vivide ispirazioni paragonabile ad un collage fatto da tanti piccoli frammenti d'emozioni, intime riflessioni e stati d'animo. L' insieme di sfaccettature che caratterizzano la personalità di questa eclettica artista decisa, ancora una volta, ad affrontare un percorso nuovo e difficile. Un disco che spiazza perché totalmente diverso e distante anni luce da quanto inciso fino ad ora; spenti gli amplificatori e messe da parte le vibranti chitarre c'è solo la voce a fare da protagonista.
Il resto della band c'è ma si sente pochissimo, è un sussurro che finisce per passare quasi inosservato. Tutto ruota intorno ad un pianoforte che fa da base portante alla voce intesa ed a tratti sofferente, capace di creare atmosfere avvolgenti ed accattivanti.
Tredici brani segnati da questo particolare filo conduttore in cui gli scarni arrangiamenti diventano un prezioso arricchimento così come l'uso del clavicembalo, delle tastiere e dell’arpa finiscono per essere piccole pennellate di colore atte ad esaltare l'intensità vocale di Polly Jean. La carica emotiva di una voce delicata, avvolta dalla chitarra acustica che la culla in una ricerca di significati nascosti tra le memorie familiari; è quello che in The Devil canta una donna disperata per ciò che le è capitato “...rendendo insignificante tutto ciò che mi faceva sorridere...”
Un dolore appena sussurrato permea il disco la cui atmosfera si arricchisce, in Dear Darkness, di una calda voce maschile che da corposità all'arrangiamento pianistico e alla vibrante batteria.
Questa song è quasi un concept dedicato all'oscurità che riporta alla mente tutto quello che non c'è più, ma che riappare una volta chiusi gli occhi.
“Cara oscurità, tocca a te pagare a me e all’uomo che amo, con tutte le cose che ci hai rubato”
I voice-effect di Grow Grow Grow accentuano il claustrofobico senso di smarrimento che aleggia nel disco mentre l'atmosfera diventa via via sempre più inquietante e fumosa, raggiungendo l'apice nella bellaWhen Under Ether (il primo singolo estratto) dove il maestoso pianoforte si fonde con l'intraprendenza della sezione ritmica diventando un marcato sottofondo.
“...Qualcosa dentro di me, non nato né benedetto, sparisce nell’etere, da un mondo all’altro...”
Un insieme fondamentale che accompagna quella ricercatezza acustica che nella title track metterà a nudo un'anima distrutta dagli eventi (“Le scogliere del Dorset si incontrano vicino al mare, dove io facevo camminare il mio figlio mai nato dentro di me, una volgare terra cosparsa di gesso bianco mi graffia i palmi, c’è sangue sulle mie mani”) dando il via ad un allucinante viaggio onirico che, in un crescendo di voce e suoni, culminerà nell'insistente richiesta di Broken Harp.
“...Can you forgive me? Can you forgive me?...”
Ripete senza sosta P.J. con voce roca ed aspra sottolineata dal suono dell'arpa in questa insistente richiesta di scuse e di perdono fatta ad un'entità astratta; una crisi mistica o un'intima confessione, apice dello smarrimento interiore dell'artista?La strada tanto cercata è ora la di fronte ed è da percorre nella lineare tranquillità sviluppata con le successive Silence e To Talk To You (lettera alla nonna scomparsa durante la lavorazione di “Uh Huh Her”); forse un po' appesantite dall'estremo sforzo di trovare nuove fonti di ispirazione risultano quasi piatte e prive del vigore iniziale.
I brani meno riusciti di tutto il disco.
Spezza il tutto The Piano un brano dalla struttura quasi dark per quel suo continuo e ossessivo grido di dolore “... Oh God I miss you...”, forse una richiesta d'aiuto per una violenza familiare raccontata con la metafora di uno strumento musicale che non sente più su di se le mani della donna che prima lo suonava.
Before Departure è la dolorosa e drammatica lettera d'addio di un'aspirante suicida, mentre The Mountain è l'ultimo disperato lamento di chi è ancora in cerca di risposte. L'ultimo picco di passionale creatività.

White Chalk va considerato secondo due punti di vista: quello di chi si accosta ora a questa artista e può apprezzare questo lavoro senza i condizionamenti del suo passato discografico e quello dei vecchi fans abituati ad un diverso modo di fare musica, a sonorità cariche di energia e ad altre intensità emotive. Il disco quindi risulta controverso e ho dovuto ascoltarlo più volte quando uscì così come ora che ho deciso di farne la recensione. 
Questo però non sminuisce la validità dell'esperimento proposto e soprattutto sottolinea quello che, a mio avviso, deve essere una caratteristica di un musicista: il non restare legato a stili e caratteristiche precise anche quando hanno decretato fortuna e successo. La ricerca di nuove soluzioni e il coraggio di sperimentare vanno sempre premiate, almeno con un ascolto. U

n disco che mi sento di consigliare soprattutto a chi non ha mai ascoltato questa grande artista; un buon modo per avvicinarsi al suo mondo, con la promessa però di ascoltare anche le precedenti produzioni.
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zloris 01/28/2012 08:39

...il tuo consiglio musicale vale.....